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IL MONDO DI DANTE
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venerdì 17 giugno 2016

La Roma di Dante: il velo della Veronica a San Pietro!



I luoghi di Dante

 
Continua il nostro viaggio nei luoghi citati da Dante nella Divina Commedia!

Continuiamo ad occuparci di Roma, anche in virtù dell'attenzione a cui è sottoposta in questo periodo grazie al Giubileo.
Oggi vogliamo parlare di un oggetto che ancora si trova nella Basilica di San Pietro. Si tratta della Veronica, cioè di una reliquia bizantina ancora conservata in una delle logge della Cupola, un velo con cui, secondo una leggenda, una donna avrebbe usato per asciugare il volto sanguinante di Gesù durante il Calvario (l'episodio è ricordato nella stazione VII della Via Crucis).
Sempre secondo la leggenda, la donna sarebbe l'emorroissa precedentemente guarita dallo stesso Gesù (Matteo, IX, 20-22; Luca, VIII, 43-48). Il nome «Veronica» (presente negli apocrifi Atti di Pilato, cap.7) deriva forse dall'espressione «vera icon» con cui la reliquia era definita nel Medio Evo. Ma sull'origine delnome, si rimanda all'Enciclopedia cattolica.
Questo velo, secondo la tradizione, riprodurrebbe il vero volto di Cristo. E così, come si può facilmente capire, molti pellegrini, all'epoca di Dante, andavano a San Pietro per contemplarla.
Da non dimenticare, naturalmente, che la Basilica di San Pietro, allora, era molto diversa da come è oggi. Pressappoco così:
 
Di questo velo (che oggi viene mostrato ogni anno in occasione della V domenica di quaresima, la domenica di Passione) non ci sono fotografie precise, e quindi qui possiamo riportare solo dei dipinti che la raffigurano. Va detto inoltre, che ci sono altri veli sparsi per il mondo che la tradizione cristiana ha identificatocon la Veronica.


Dante ricorda la Veronica in due occasioni.
Intanto, nella Vita Nuova, dove accenna ai tanti pellegrini che passavano per Firenze (e vicino alla casa di Beatrice) per andare a vedere, appunto, «quella imagine benedetta la quale Gesú Cristo lasciò a noi per esemplo de la sua bellissima figura»:

«Dopo questa tribulazione avvenne (in quel tempo che molta gente va per vedere quella imagine benedetta la quale Gesú Cristo lasciò a noi per esemplo de la sua bellissima figura, la quale vede la mia donna gloriosamente), che alquanti peregrini passavano per una via la quale è quasi mezzo de la cittade, ove nacque e vivette e morío la gentilissima donna [Beatrice]» (Vita Nuova, XL).

E poi, nella Commedia, nel canto XXXI del Paradiso.
Il Poeta si trova nell'Empireo, davanti alla Candida Rosa dei beati, quando improvvisamente si accorge di avere vicino un santo vecchio. Questi si presenta come San Bernardo, un personaggio che Dante ammirava moltissimo. Così, per far capire ai lettori quanto sia grande la sua emozione di trovarsi davanti a lui, paragona le sue sensazioni a quelle del pellegrino che, venuto da lontano (dalla Croazia, allora ritenuta terra lontanissima ed esotica), ha raggiunto finalmente il suo obiettivo di trovarsi davanti alla Veronica:

Qual è colui che forse di Croazia
viene a veder la veronica nostra,
che per l'antica fame non sen sazia,
ma dice nel pensier, fin che si mostra:
'Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,
or fu sì fatta la sembianza vostra?';
tal era io mirando la vivace
carità di colui che 'n questo mondo,
contemplando, gustò di quella pace.
(Paradiso, XXXI 103-108).

Bernard of Clairvaux - Gutenburg - 13206.jpg 

San Bernardo di Chiaravalle - Gutenburg


Ovviamente, il paragone non è tra San Bernardo e Cristo, ma tra l'emozione di Dante e quella del pellegrino croato.
Possiamo immaginare che Dante stesso ebbe il piacere di vedere la reliquia se mai si trovò a Roma (nel 1300 o nel 1301).
Se questo articolo vi è piaciuto, non dimenticate di leggere gli altri dedicati ai luoghi di Dante.
Saluti.
Alla prossima.

La Roma di Dante: la Pigna di San Pietro!

Continua il nostro viaggio nei luoghi citati da Dante nella Divina Commedia!

I luoghi di Dante


Per ora ci stiamo occupando di Roma, anche in virtù dell'attenzione a cui è sottoposta in questo periodo grazie al Giubileo.
Ed è proprio in occasione del Giubileo, il primo Giubileo della storia, quello del 1300, che, forse, Dante visitò Roma. Abbiamo già visto alcuni riferimenti del Poema alla città: l'Albergo dell'Orso, Monte Mario e Ponte Sant'Angelo.
Oggi ci occupiamo invece della cosiddetta Pigna di San Pietro, o Pignone.
Trovandosi presso il pozzo dei giganti, Dante scorge l'immensa figura del gigante Nembrot, e, per suggerirne le proporzioni, paragona la grandezza della sua testa a quella della pina di San Pietro:

La faccia sua mi parea lunga e grossa
come la pina di San Pietro a Roma,
e a sua proporzione eran l’altre ossa;
(Inferno, XXXI, 58-60)


Questa pigna di bronzo, prodotta nell'antica Roma, a quei tempi era situata davanti alla chiesa di San Pietro (che era molto diversa dalla basilica attuale). Oggi, invece, si trova nel Cortile della Pigna realizzato dal Bramante nell'ambito dei Musei Vaticani.

 

La Pigna è alta quasi quattro metri. Gli studiosi hanno quindi cercato di calcolare la grandezza del gigante Nembrot. Date le proporzioni, la sua grandezza doveva essere di 25 metri. C'è da dire però, che quella di Dante non voleva forse essere un'indicazione precisa, ma solo un'allusione generica.
 

 
La Basilica di San Pietro ai tempi di Dante.
"Basilica di San Pietro 1450" di H.W. Brewer (1836 – 1903)

Nembrot viene punito, secondo Dante, in quanto fu colui che osò sfidare Dio con la costruzione della torre di Babele. In realtà, la Bibbia non fa alcun riferimento a questo fatto, ma questo è quello che la tradizione aveva riportato ai tempi del Poeta. C'è però da dire che Nembrot (Nimrot, nella Bibbia) non era affatto un gigante. Probabilmente, Dante sbagliò a causa della trascrizone dei Settanta: «gigans venator contra Dominum Deum».

"Inferno Canto 31, Nembrot, Gustave Dorè".  


Aggiungiamo qualche altra notizia sulla Pigna.
Essa venne trovata durante il Medioevo presso le Terme di Agrippa e risulta opera di un certo Publio Cincio Savio. Probabilmente decorava originariamente il vicino Tempio di Iside al Campo Marzio, dove, facendo parte di una fontana, gettava acqua dalle punte. Il suo ritrovamento diede il nome al Rione Pigna, tuttora in uso. Solo nel 1608 (e quindi tre secoli dopo la morte di Dante) venne collocata al centro dell'esedra del cortile del Bramante.

Saluti a tutti.
Alla prossima.




La Roma di Dante: Ponte Sant'Angelo e il Giubileo!

Buongiorno a tutti e ben ritrovati.

Eccoci ad un nuovo appuntamento de

I luoghi di Dante


cioè, della rassegna di tutti i luoghi che hanno avuto a che vedere con il Poeta, perché visti da lui personalmente o perché citati nelle sue opere.
Abbiamo inziato con Roma
Qui trovi la parte relativa all'Albergo dell'Orso.
E qui trovi quella su Monte Mario, Balduina, e via Trionfale.

Ma continuiamo.
Abbiamo visto che molto probabilmente Dante visitò la città eterna in occasione del Giubileo del 1300. La cosa non sarebbe strana, visto il gran numero di visiatori che scese nella città in quell'anno.


A Roma, in quell'occasione, si trovava anche il famoso cronista Giovanni VIllani, il quale, anzi, proprio dalla visione di tutta quella folla e delle grandezze di Roma, fu spinto a scrivere la sua Cronica.
Il Giubileo del 1300 -il primo Giubileo della storia- fu indetto in febbraio dal Papa Bonifacio VIII con la bolla Antiquorum habet (qui un'immagine dell'antica bolla in latino): a chiunque avesse visitato entro l’anno le Basiliche di San Pietro e di San Paolo sarebbe stata concessa l’indulgenza plenaria. Non stupisce, quindi, che arrivasse in città  una folla immensa. Cosa che certamente fece felici gli albergatori e i ristoratori dell'epoca!


Ma Dante vide la Roma giubilare?
C'è un passo della Commedia che fa pensare di sì. Nel canto XVIII dell’Inferno, infatti, il Poeta  paragona il procedere in due sensi opposti di due file di peccatori (ruffiani e seduttori) all'interno di una bolgia ai pellegrini che, sul ponte Sant’Angelo, durante il Giubileo, si incrociavano, gli uni diretti verso San Pietro, gli altri, di ritorno, verso il Monte Giordano
In pratica, i dannati si muovono su due file, così

come i Roman per l'essercito molto,
l'anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,  

che da l'un lato tutti hanno la fronte
verso 'l castello e vanno a Santo Pietro,
da l'altra sponda vanno verso 'l monte.

Inferno, XVIII, 28-33.

Cioè, gli organizzatori del Giubileo, per agevolare il passaggio dei pellegrini su quello che all'epoca era l'unico ponte per andare verso San Pietro, avevano stabilito due file: una verso Castel Sant'Angelo (e quindi verso San Pietro) e una verso la parte opposta (la piccola collinetta del Monte Giordano).

Il ponte era l'attuale «Ponte Sant'Angelo».


Il Monte Giordano era la collinetta che si apriva dall'altra parte del ponte e che era stata formata molto probabilmente dai detriti dello scalo fluviale di Tor di Nona. Attualmente, questo luogo è ricordato da una via adiacente a via di Panìco.


Naturalmente, la basilica di San Pietro, allora, era molto diversa da quella attuale (fatta costruire da Giulio II a partire dal 1506) . Risaliva all'epoca di Costantino, e doveva avere pressappoco questo aspetto:



Questo passo della Commedia fa pensare che Dante possa essere stato a Roma in quel periodo e che possa aver visto di persona la strategia attuata sul ponte. Soprattutto perché questa descrizione è presente (almeno nei documenti rimastici) solo nella Commedia.
E' vero però che Dante era bravissimo a fare delle descrizioni di luoghi non visti e che poteva aver sentito parlare di questa cosa da altri pellegrini.
Tuttavia, rimane saldo tutto il fascino di questo piccolo quadretto della Roma dell'epoca inserito tra le pieghe dei versi del Poema!

Alla prossima.

N.B.
Le foto sono tratte da Wikipedia